Come misurare la capacità termica dei fluidi per il trasferimento del calore nelle applicazioni industriali

Indice dei contenuti

Introduzione

La progettazione di processi efficienti nelle moderne industrie energetiche, chimiche e manifatturiere si basa sempre di più sull’accuratezza del trasporto e della gestione dell’energia termica da parte dei fluidi ingegnerizzati. Comprendere e quantificare la capacità termica-(in sostanza, rispondere alla domanda “Quanto calore può essere trasportato da un fluido?”) è fondamentale per gli ingegneri di processo, i team di ricerca e sviluppo, i responsabili di scale-up e gli specialisti della qualità che valutano le opzioni tecnologiche per la gestione termica, l’ottimizzazione del sistema o la conformità alle specifiche.

Il ruolo dei fluidi per il trasferimento del calore nella progettazione dei processi

I fluidi per il trasferimento di calore (HTF) sono utilizzati per raccogliere, trasportare, immagazzinare e scambiare energia termica tra i componenti del sistema. Le applicazioni spaziano dai reattori chimici su larga scala ai sistemi di raffreddamento delle batterie, dagli impianti pilota ai circuiti di accumulo dell’energia. I requisiti principali dei fluidi HTF sono l’elevata capacità termica, la stabilità nell’intervallo di temperatura previsto, la compatibilità con i materiali di costruzione e la sicurezza dei profili operativi.

Nella progettazione dei processi, il calore che un fluido può trasportare (Q, in Joule) è determinato dalla sua massa (m), dalla capacità termica specifica (cp) e dalla variazione di temperatura (ΔT): Q = m – cp – ΔT. In questo caso, cp è la quantità di calore necessaria per aumentare la temperatura di 1 kg di fluido di 1 K, un parametro fondamentale per la selezione delle HTF, il dimensionamento del sistema e il calcolo del bilancio energetico (Bauer, 2020).

Principi scientifici e metodi di misurazione

Sfide nella misurazione accurata della capacità termica

Le schede tecniche dei materiali spesso forniscono valori generici per la capacità termica specifica degli HTF, ma i valori reali possono differire significativamente dai dati del produttore, soprattutto in seguito all’invecchiamento del fluido, ai cicli termici o alla contaminazione del processo. Una caratterizzazione imprecisa della capacità termica può introdurre errori sostanziali nella stima dell’efficienza o nelle prestazioni della gestione termica (Lizana et al., 2018).

Nella pratica vengono utilizzati due approcci principali:

Calorimetria differenziale a scansione (DSC): Si tratta di un metodo standard che misura direttamente il flusso di calore in un campione rispetto a un riferimento, con rampe di temperatura controllate. La DSC è adatta per le analisi di laboratorio, ma può richiedere un adattamento per fluidi volatili o pressurizzati ad alte temperature. La capacità termica volumetrica dei solidi e dei liquidi non porosi è tipicamente compresa tra 1,5 e 6 MJ-m-³-K-¹, con incertezze di misurazione in DSC tipicamente comprese tra il 2% per campioni ben definiti e fino al 20% per fluidi complessi o instabili (Bauer, 2020). Le variabili di processo come l’umidità del campione, l’integrità del crogiolo e la calibrazione hanno un impatto significativo sull’affidabilità.

Calorimetria a flusso continuo: Questa tecnica opera in condizioni di rilevanza industriale, misurando la capacità termica direttamente nei loop operativi. Gli studi hanno dimostrato che i calorimetri a flusso possono produrre incertezze di misura inferiori all’1,2% per le HTF a temperature fino a 330°C, combinando misure precise di temperatura, flusso di massa e riscaldamento elettrico. Le misurazioni di convalida effettuate con l’acqua hanno rivelato deviazioni inferiori allo 0,1% rispetto ai valori di riferimento a temperatura ambiente, mentre le misurazioni sul campo in impianti solari termici hanno mostrato deviazioni inferiori all’1% rispetto alle misurazioni dell’acqua di riferimento e fino al 3,7% sopra i 270°C per gli oli termici. In particolare, è stato riscontrato che le specifiche del produttore si discostano fino al 10% dai valori reali, evidenziando l’importanza dei test in loco in condizioni di stress termico e regimi di flusso reali (Bauer, 2020).

Concetti avanzati sui fluidi e potenziamento dello stoccaggio

Una nuova tendenza nella ricerca sui fluidi termici è lo sviluppo di fluidi reattivi la cui capacità termica può essere aumentata tramite reazioni chimiche reversibili. La ricerca ha dimostrato che i fluidi termici configurati con specifici reagenti possono superare la capacità termica dell’acqua in determinati intervalli di temperatura, ampliando sia la finestra operativa che la quantità di calore trasportato per unità di massa. Questi approcci sono promettenti per l’immagazzinamento di energia di prossima generazione o per il raffreddamento ad alte prestazioni, con un aumento dimostrato dell’immagazzinamento di entalpia di circa il 40% rispetto ai fluidi convenzionali in finestre di temperatura estese (Lizana et al., 2018).

Degradazione del fluido e impatto sull'efficienza del trasporto del calore

La degradazione o la contaminazione del fluido ha un effetto negativo significativo sia sulla capacità termica che sull’efficienza del trasporto di calore dei fluidi per il trasferimento di calore nel tempo. Il degrado è tipicamente causato dall’esposizione prolungata alle alte temperature, dal cracking termico, dall’ossidazione e dalla contaminazione dovuta a perdite di processo o a sottoprodotti di reazione.

Meccanismi di impatto

Riduzione della capacità termica: Quando il fluido si degrada, i cambiamenti chimici alterano direttamente la composizione e le proprietà termiche, spesso abbassando la capacità termica specifica e limitando la capacità del fluido di immagazzinare e trasportare energia per unità di massa (Bauer, 2020).

Perdita di efficienza del trasporto termico: Il fluido degradato tende a lasciare residui carboniosi o polimerici sulle superfici del sistema, creando strati isolanti. Queste incrostazioni riducono il coefficiente di trasferimento del calore, aumentano l’energia richiesta per mantenere le temperature di processo e causano costi operativi più elevati e una minore efficienza del sistema.

Effetti della contaminazione: La contaminazione interna può derivare dall’ingresso di materiali di processo, acqua o sostanze esterne che degradano ulteriormente le prestazioni del fluido. Questo può portare alla separazione delle fasi, a variazioni imprevedibili della viscosità e della capacità termica e ad un’accelerazione della corrosione o ad ulteriori incrostazioni in tutto il circuito di trasferimento del calore.

Conseguenze pratiche

L’aumento delle incrostazioni comporta arresti di manutenzione e cicli di pulizia più frequenti, con un impatto diretto sulla produttività e sull’affidabilità del processo. Un grave degrado può provocare l’autoaccensione del fluido, la produzione di vapori pericolosi o il danneggiamento delle apparecchiature, soprattutto perché le temperature locali sulle superfici dei film di fluido possono salire oltre i limiti operativi di sicurezza. Il monitoraggio regolare del sistema per verificare la presenza di escursioni termiche, l’analisi chimica dei campioni di fluido e il rifornimento o la sostituzione tempestiva del fluido degradato sono le migliori pratiche per mantenere le prestazioni del trasferimento di calore ed evitare costosi guasti.

Rilevazione precoce del degrado del fluido termico

L’individuazione precoce del degrado del fluido termico è fondamentale per mantenere l’efficienza del processo e prevenire costosi tempi di fermo. Diversi parametri misurabili forniscono segnali precoci di invecchiamento e rottura del fluido, consentendo di prendere decisioni proattive in materia di manutenzione e sostituzione.

Indicatori chiave iniziali

Numero di acidi (Total Acid Number, TAN): Il TAN aumenta a causa dell’ossidazione e della formazione di prodotti di degradazione acidi. Si consiglia di effettuare misurazioni frequenti; anche un aumento moderato segnala l’avanzamento della degradazione e l’imminente formazione di fanghi/resine.

Viscosità: Aumenti significativi (>30%) indicano polimerizzazione, ossidazione o accumulo di caldaie alte. Un calo della viscosità suggerisce la presenza di basse caldaie dovute al cracking termico; entrambi i cambiamenti compromettono il trasferimento di calore e la sicurezza.

Punto di infiammabilità: Diminuisce con la comparsa di prodotti di degradazione volatili o di caldaie basse, aumentando i rischi operativi e di sicurezza.

Pressione del vapore: Una pressione di vapore elevata spesso riflette l’accumulo di sostanze volatili nelle caldaie, che possono causare cavitazione e guasti alle pompe.

Aspetto fisico: L’imbrunimento del fluido, la comparsa di particolato o di odori sgradevoli sono spesso segnali di invecchiamento fisico e chimico.

Linee guida di campionamento per l'analisi delle tendenze

Per un’analisi affidabile dell’andamento del degrado del fluido termico, in genere i campioni dovrebbero essere prelevati ogni 3-6 mesi durante il normale funzionamento, con una frequenza maggiore (da 1 a 3 mesi) nel primo anno di avvio del sistema, dopo la sostituzione del fluido o in applicazioni ad alto stress (Lizana et al., 2018). In seguito a cambiamenti o sconvolgimenti del processo, si consiglia di effettuare ulteriori campionamenti per individuare precocemente il degrado accelerato. Per le applicazioni critiche o ad alta temperatura, intervalli più brevi massimizzano l’affidabilità del rilevamento precoce.

Implicazioni per la selezione della tecnologia e l'ingegneria di processo

Criteri decisionali fondamentali

Quando si selezionano e si qualificano i fluidi di trasferimento del calore per i processi industriali, gli ingegneri devono considerare:

  • Quantità di calore trasportata: Determinata dal flusso di massa, dalla capacità termica e dall’escursione termica consentita.
  • Stabilità termica e invecchiamento: Le prestazioni reali dell’HTF possono cambiare nel tempo, influenzando la quantità di calore che un sistema può spostare in modo affidabile. La misurazione in situ è consigliata per le applicazioni critiche.
  • Tecniche di misurazione e convalida: L’integrazione dei dati di laboratorio DSC e dei dati di campo della calorimetria a flusso è la prassi migliore per stabilire le specifiche di riferimento e garantire la sicurezza e l’efficienza del processo.
  • Integrazione del processo: L’HTF scelto e le sue proprietà misurate devono essere compatibili con i materiali di processo, i sistemi di controllo e i protocolli di sicurezza.

Casi di studio e prove pratiche

Impianti solari termici: Gli studi condotti presso gli impianti solari termici hanno convalidato la calorimetria di flusso in condizioni di campo per le HTF ad alta temperatura, dimostrando la capacità della tecnica di fornire misurazioni accurate in condizioni operative reali (Bauer, 2020).

Raffreddamento ad alte prestazioni: La ricerca mostra come i sali fusi possano superare gli HTF a base di olio in termini di trasporto totale del calore, anche se richiedono una protezione antigelo, che incide sui costi e sul funzionamento pratico.

Fluidi di nuova generazione: I fluidi termochimici con una maggiore capacità termica dimostrano un aumento significativo dell’immagazzinamento dell’entalpia rispetto ai fluidi convenzionali, offrendo un potenziale per progetti pilota e di scale-up mirati a sistemi energetici avanzati (Lizana et al., 2018).

Conclusione: Le migliori pratiche scientifiche per la valutazione dei fluidi per il trasporto del calore

Nella progettazione dei processi, la quantificazione accurata della capacità termica dei fluidi di trasferimento in condizioni operative rilevanti è fondamentale per ottimizzare le prestazioni del sistema termico. L’integrazione della DSC di laboratorio con la calorimetria di flusso in situ, con un’analisi comparativa rispetto alle ricerche più recenti, consente agli ingegneri di prendere decisioni informate sulle specifiche dei materiali, sulla qualificazione dei processi e sulla selezione delle tecnologie. Nuove formulazioni di fluidi e metodi avanzati di misurazione in situ continuano ad ampliare le opzioni per i sistemi energetici, la produzione chimica e la gestione termica su scala industriale. Mantenere l’integrità del fluido attraverso un monitoraggio regolare e una gestione proattiva è essenziale per garantire una capacità termica prevedibile e un trasporto efficiente del calore nei processi industriali.

Bibliografia

  1. Bauer, T. (2020) ‘Fundamentals of high temperature thermal energy storage, transfer and conversion’, in Ultra-High Temperature Thermal Energy Storage, Transfer and Conversion. Woodhead Publishing Series in Energy, pp. 1-35. Available at: https://elib.dlr.de/138584/1/2020%20-%20Bauer%20-%20Chapter%201%20TES%20in%20UHTES.pdf

  2. Lizana, J., Chacartegui, R., Barrios-Padura, A. e Valverde, J.M. (2018) ‘Advances in thermal energy storage materials and their applications towards zero energy buildings: A critical review’, Applied Energy, 203, pp. 219-239. Disponibile all’indirizzo: https://core.ac.uk/download/pdf/157763138.pdf

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